9 agosto 2018

Contratto a Tutele Crescenti: Indennizzo per Licenziamento e Reintegro

Contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti: licenziamento e buonuscita, le novità del Decreto Dignità che aggiorna il Jobs Act.
Il contratto di lavoro a tempo indeterminato in Italia è il contratto a tutele crescenti che è regolato con le norme del Jobs Act del 2015, aggiornate con il Decreto Dignità del 2018. In questa guida tutte le indicazioni su come funzionano indennizzi e reintegri per licenziamento economico, disciplinare e illegittimo (in sostanza se c'è e come si calcola la buonuscita per licenziamento da tempo indeterminato) e reintegro del lavoratore.

Contratto a tutele crescenti: Jobs Act e Decreto Dignità - Come già detto, il contratto di lavoro a tutele crescenti è il contratto di lavoro a tempo indeterminato, per come è stato modificato nel 2015 dal Jobs Act del governo Renzi e poi nel 2018 in parte modificato col Decreto Dignità del governo Conte. A "tutele crescenti" perchè se licenziato il lavoratore non potrà più essere reintegrato (tranne per i casi di licenziamento discriminatorio) ma avrà un indennizzo che aumenta in base alla sua anzianità di servizio. L'indennizzo non è assoggettato a contribuzione previdenziale. Il contratto di lavoro a tutele crescenti riduce di circa un terzo il costo del lavoro per i datori e si applica solo ai nuovi assunti. I precedenti contratti stipulati prima della sua introduzione restano attivi con le stesse regole su licenziamenti e reintegri fino alla loro naturale scadenza.

Contratto a tutele crescenti e incentivi per assunzione di giovani - A partire da gennaio 2019 e fino a dicembre 2020, chi assume giovani con meno di 35 anni avrà diritto a una decontribuzione pari al 50% per i tre anni successivi all'assunzione, per un tetto massimo di 3000 euro annui, che ovviamente saranno pagati al lavoratore dallo Stato (novità Decreto Dignità).

Contratto di lavoro a tutele crescenti: licenziamento e indennizzo - Il punto centrale del Jobs Act è proprio questo, visto che ha modificato il regime dei licenziamenti, dei reintegri e degli indennizzi, cambiando l'impianto dell'Art.18 già toccato dalla Riforma Fornero, solo per le aziende con più di 15 dipendenti ovviamente.

licenziamento e indennizzo con contratto di lavoro a tutele crescentiCome detto le tutele crescenti fanno sì che il lavoratore licenziato per cause economiche (giustificato motivo oggettivo come ad esempio riorganizzazione aziendale o crisi) non possa più sperare nel reintegro da parte del Tribunale del Lavoro ma avrà diritto ad un indennizzo da due mensilità per ogni anno di anzianità lavorativa in azienda, minimo 6 e massimo 36 mensilità (novità Decreto Dignità: la norma originaria del Jobs Act diceva 4 e 24 mesi).

Il datore di lavoro ha però la possibilità della conciliazione veloce standard in caso di licenziamento economico, potendo offrire una mensilità per ogni anno di anzianità, ma minimo 3 e massimo 27 (novità Decreto Dignità: la norma originaria del Jobs Act diceva 2 e 18).
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Licenziamento e reintegro del lavoratore - Il reintegro del lavoratore è previsto solo per i licenziamenti nulli, discriminatori o disciplinari ingiustificati per i quali il reintegro del lavoratore ci potrà essere solo se viene provata l'insussistenza del fatto materiale. In questi casi il giudice può imporre il reintegro sul posto di lavoro (più un'indennità risarcitoria) e l'azienda non potrà usufruire del cosiddetto opting out, cioè non potrà pagare una sorta di indennizzo per non ridare il posto al lavoratore.

Contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti: applicazione - Per le piccole aziende con meno di 15 dipendenti, per le quali l'Articolo 18 non si è mai applicato, il Jobs Act ed i suoi decreti attuativi non hanno cambiato niente: continuerà a valere l’indennizzo attuale, variabile tra i 2,5 e i 6 mesi di retribuzione.

Jobs Act e Decreto Dignità non hanno introdotto differenze in questo regime dei risarcimenti per le aziende con più di 200 dipendenti.

Le nuove regole del Jobs Act su licenziamenti, indennizzi e reintegri si applicano per i contratti di lavoro firmati dal 1 gennaio 2015 e valgono anche nei casi di licenziamenti collettivi.

Non si può licenziare il lavoratore per scarso rendimento economico.

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