9 agosto 2018

Mansioni del Lavoratore: lo Ius Variandi Prevede anche il Demansionamento

Il Jobs Act ha cambiato lo ius variandi per le mansioni del lavoratore, ora c'è più flessiilità per imprese e datori di lavoro.
Le mansioni del lavoratore possono essere variate dal datore di lavoro anche con il demansionamento, nel momento in cui avviene una modifica degli assetti organizzativi: il Jobs Act ha modificato la disciplina dello ius variandi che prevedeva cambiamenti solo verso mansioni superiori del lavoratore. Con le nuove regole, tutela del lavoratore e disciplina delle mansioni sono mantenute ma possono essere attribuite in via unilaterale nuove mansioni al lavoratore, modificabili in base alle esigenze aziendali: questo significa che gli incarichi potranno sia migliorare che peggiorare. Punti fermi della riforma del lavoro contenuta nel Jobs Act rimangono il livello di inquadramento e la retribuzione, ovvero lo stipendio, che non potranno scendere di livello ovvero essere modificate in peggio. A differenza che la disciplina dell'indennizzo per licenziamento col contratto a tutele crescenti, col Decreto Dignità del 2018 non ci sono modifiche alla disciplina delle mansioni del lavoratore.

Cambiamento mansioni del lavoratore col Jobs Act - La normativa precedente su mansioni del lavoratore e ius variandi prevedeva che le modifiche non potessero essere un demansionamento, era necessario mantenere la stessa equivalenza professionale. Con le modifiche introdotte dal Jobs Act si è voluto modificare nettamente questo principio e l'applicazione riguarda tutti i lavoratori dipendenti, sia neoassunti che già inseriti nel mondo del lavoro.

Secondo alcuni, con la riforma del lavoro, si è inteso invece rendere più flessibile la gestione del rapporto di lavoro in modo che le imprese possano affrontare meglio la crisi, consentendo loro di gestire e riconvertire le professioni del personale in base alle esigenze aziendali: con il Jobs Act si vuole consentire il demansionamento, ma non potranno essere modificati gli stipendi e i livelli di inquadramento conseguiti dai lavoratori.

Secondo altri è un bene consentire più flessibilità organizzativa superando la rigidità che ha caratterizzato la normativa attuale e garantire alle imprese che si trovano in situazioni di emergenza di modificare le mansioni dei lavoratori, prestando attenzione alle necessità di vita e lavoro dei dipendenti; permane però la possibilità che in alcuni casi, per esigenze aziendali, alle modifiche in peggio delle mansioni concordate potrà corrispondere anche un ribasso dello stipendio.

mansioni del lavoratore ius variandiDi fatto le variazioni delle mansioni dei lavoratori potranno essere applicate in via unilaterale a seconda delle esigenze delle imprese per modifiche degli assetti organizzativi, quindi non solo per eventuali ipotesi di ristrutturazione o riorganizzazione aziendale come era stato previsto inizialmente nel Jobs Act.
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Con la riforma del lavoro contenuta nel Jobs Act si vuole consentire di individuare ulteriori ipotesi di modifica sulla contrattazione collettiva (compresa quella aziendale) con la possibilità di modificare, anche in peggio, le mansioni: non sono esclusi gli impieghi sottoscritti con contratti in sede protetta quali sindacati e direzioni territoriali del lavoro. Ai dipendenti che hanno stipulato queste tipologie contrattuali potranno essere proposte modifiche alle mansioni in tre casi:
  • per conciliare meglio vita e lavoro
  • per acquisire nuove professionalità
  • scopo mantenimento dell'occupazione, ovvero per evitare di essere licenziati
Ai lavoratori resta la possibilità di variare il ruolo per ragioni di salute, come ad esempio nel caso in cui il dipendente sia affetto da una grave malattia. In questo caso c'è anche la possibilità di passare dal lavoro full time al lavoro part time.

Infine, la promozione automatica spetterà dopo 6 mesi (prima spettava ogni 3 mesi), salvo diverse intenzioni del lavoratore.

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