17 febbraio 2017

Rivalutazione Pensioni 2017: Perequazione Nulla per Inflazione Negativa,Trattenuta Rinviata

Anche per il 2017 la rivalutazione delle pensioni, ovvero la perequazione (cioè l'adeguamento dell'importo della pensione in base al tasso di inflazione), sarà nulla in quanto l'inflazione nel 2016 è zero, anzi il decreto del 17 novembre che fissa i valori definitivi per i vari calcoli (su pensioni ma anche per il calcolo dei livelli di reddito per i vari sostegni economici, le tasse, i contributi ecc...) indica un tasso negativo del -0.1%, dunque accerta la deflazione. Questo comporta appunto nessun adeguamento della pensione, neanche in negativo, teoricamente ci sarebbe una trattenuta sulla pensione una tantum ma il governo Gentiloni ha emanato un'apposita norma per rinviarla al 2018, quando potrebbe anche essere annullata del tutto.

Infatti se comunque non c'è una riduzione permanente dell'assegno pensionistico in caso di deflazione, cioè inflazione negativa (ovvero il livello generale dei prezzi diminuisce invece di aumentare), resta in ballo già dallo scorso anno, quando fu emanata un'apposita norma dal governo Renzi, una trattenuta una tantum sulle pensioni di circa 16-20€ per assegni tra 1300€ e 3000€ lordi al mese, poi ad aumentare a seconda dell'importo. Questo a causa del conguaglio positivo avvenuto nel 2015: l'inflazione del 2014 era a +0.2% ma l'indice di rivalutazione era stato in precedenza fissato a +0.3%, prevedendo però che l'inflazione fosse leggermente positiva nel 2016 in modo da recuperare quel 0.1% in più congelando l'aumento sulla pensione successivo. Purtroppo però con inflazione negativa (cioè deflazione) questo non è avvenuto. Tuttavia il governo Gentiloni, come quello Renzi l'anno scorso, ha elaborato un emendamento al decreto Milleproroghe per rinviare questa trattenuta al 2018 e ridotta (il decreto è stato definitivamente approvato giovedì 16 febbraio). Se l'inflazione, come sembra, tornerà a quest'anno a salire almeno un po', allora ci sarà il prossimo anno una rivalutazione in senso positivo dell'importo delle pensioni e quindi la trattenuta verrebbe in qualche modo annullata.

Precisiamo inoltre che si tratta comunque di una cosa diversa dalla riduzione del montante contributivo che porterà ad assegni più bassi per chi è andato in pensione nel 2016 (da capire cosa accadrà per chi va in pensione nel 2017): in questo caso si tratta di un adeguamento all'aumento della durata di vita media che porta ad un valore minore dei contributi versati, invece la rivalutazione della pensione riguarda come detto il tasso d'inflazione (aumento del costo della vita). Leggasi a tal proposito la guida Riduzione del montante contributivo nel 2016.

Per il triennio 2016-17-18 rimarrà in vigore lo schema di indicizzazione delle pensioni elaborato dal governo Letta, che in sostanza usa per il calcolo della rivalutazione una percentuale più bassa del tasso d'inflazione portando ad adeguamenti inferiori rispetto al normale schema che dovrebbe essere in vigore e che tornerà, si spera, nel 2019. Per completezza d'informazione riportiamo lo schema di rivalutazione (dati elaborati dal portale specializzato www.pensionioggi.it):
perequazione pensione 2017 rivalutazione
Ma tanto con inflazione pari a zero o addirittura negativa lo schema Letta non è stato in pratica utilizzato fin'ora, mentre per il 2017, quindi per la rivalutazione delle pensioni 2018, bene che possa andare l'inflazione salirà di pochissimo sopra lo zero e dunque eventuali adeguamenti saranno minimi.

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