17 aprile 2015

Patto di Prova: Quando la Durata può Superare i 6 Mesi

Il periodo di prova del lavoratore può avere una durata superiore ai 6 mesi previsti per legge, ecco quando - Nella normativa che disciplina il patto di prova, art. 2096 del Codice Civile, viene stabilita una durata massima, ossia il periodo di prova non può durare più di 6 mesi. Il patto di prova è un accordo spontaneo tra datore di lavoro e dipendente, con il quale si stabilisce un periodo di verifica delle capacità del lavoratore e dell'effettiva corrispondenza con le proprie aspettative lavorative. La durata massima del contratto del periodo di prova può essere estesa oltre i 6 mesi se nel calcolo non vengono conteggiati i giorni di riposo e le festività, includendo quindi solo i giorni di effettivo lavoro, ma viene posta una condizione, stabilita dalla Cassazione in una sentenza emessa lo scorso dicembre. Questa guida è divisa in tre parti, potete trovare la prima parte nell'articolo Patto di Prova: Cos'è, Quando è Nullo e la seconda parte nell'articolo Periodo di Prova: Quando il Recesso è Sempre Legittimo?

Durata del patto di prova oltre i 6 mesi, ecco quando è possibile

Dal conteggio del periodo di prova possono essere esclusi i giorni di riposo, i permessi e le festività, conteggiando quindi i soli giorni lavorativi: questo è quanto ha deliberato la Suprema Corte nella sentenza n. 25482/14 del 2.12.2014. Questo calcolo può essere effettuato solo se l'esclusione dei giorni non lavorati è già prevista nel contratto collettivo di categoria, infatti nel Ccnl può essere previsto che la durata del periodo di prova del lavoratore sia legata all'effettiva presenza sul posto di lavoro, e di conseguenza la durata massima di sei mesi, stabilita dalla legge, sostanzialmente sarà più lunga relativamente al conteggio dei giorni sul calendario. Qualora nel Ccnl non sia previsto nulla, allora la durata del patto di prova deve essere calcolata conteggiando i giorni di calendario e non i soli giorni di effettivo lavoro.

Il patto di prova può superare la durata massima di 6 mesi: ecco quandoEntrambe le parti coinvolte nel patto di prova ovvero il datore di lavoro e il lavoratore possono derogare al principio generale fissato dalla legge che regolamenta il periodo di prova, nella quale viene stabilito che le due parti devono valutare la reciproca convenienza del rapporto di lavoro durante un arco temporale complessivo: si può derogare la norma quando si ritiene che la valutazione debba avvenire su una prova effettivamente valutabile. Anche in questi casi è legittimo che la durata del patto di prova può essere calcolata sull'effettiva presenza sul posto di lavoro.

I giudici della Cassazione hanno stabilito che il principio generale rimane identico, quindi il calcolo del periodo di prova non deve essere sospeso durante le festività e i riposi settimanali, e non deve mai includere i giorni nei quali il lavoratore rimane assente per cause non prevedibili al momento in cui viene stipulato il contratto del patto di prova, cause quali infortunio, malattia, sciopero, gravidanza, ferie, sospensione dell'attività lavorativa del datore. Ovviamente non è possibile sperimentare il rapporto di lavoro durante tali periodi di tempo: se conteggiati si perderebbe la funzione fondamentale del patto di prova.

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Qualora il contratto collettivo prevede che, allo scopo di misurare la durata del periodo di prova, l'unità di misura sono i giorni e non le ore, che vengono invece utilizzate per calcolare la retribuzione, e la durata deve essere di un dato tempo, al netto dei giorni nei quali il dipendente non presta lavoro, a prescindere dalla causa, in quanto durante quei giorni non si può sperimentare il rapporto di lavoro, allora il patto di prova può essere aumentato rispetto al calendario.

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