2 gennaio 2017

Jobs Act: Contratto a Tutele Crescenti, Licenziamenti, Indennizzi e Reintegri

Contratto di lavoro a tutele crescenti: cosa succede se si è licenziati? - Con l'approvazione dei decreti attuativi del Jobs Act la riforma del lavoro voluta dal governo Renzi prende sempre più forma. Cosa cambia ora che di fatto è stato cancellato l'Art. 18 dello Statuto dei Lavoratori (in realtà è stato modificato)? Come funzionano indennizzi e reintegri per i licenziamenti economici, disciplinari e illegittimi? Come cambia il sussidio di disoccupazione Aspi in Naspi e Asdi, per la cassa integrazione, l'assegno di maternità, le mansioni del lavoratore (Art 13 Statuto dei lavoratori)? Come cambiano il contratto a tempo determinato, i co.co.pro e co.co.co, l'apprendistato, i voucher lavoro? In questa guida vediamo i punti principali, rinviandovi a singoli approfondimenti per alcune questioni - [guida aggiornata al 2017]
Leggete anche Jobs Act: Nuovi Sussidi di Disoccupazione Naspi, Asdi e DisColl per il secondo importante cambiamento della riforma del lavoro del governo Renzi, che introduce due nuove indennità di cui una per chi ha lavorato come co.co.pro o co.co.co.

Cosa è il contratto a tutele crescenti?

E' il nuovo tipo di contratto di lavoro introdotto dal Jobs Act, che per le nuove assunzioni dal 1 gennaio 2015 sostituirà i precedenti contratti di lavoro. A tutele crescenti perchè se licenziato il lavoratore non potrà più essere reintegrato (tranne per i casi di licenziamento discriminatorio) ma avrà un indennizzo che aumenta in base alla sua anzianità di servizio. L'indennizzo non è assoggettato a contribuzione previdenziale.

Il contratto di lavoro a tutele crescenti riduce di circa un terzo il costo del lavoro per i datori e si applica solo ai nuovi assunti: i contratti ora attivi resteranno tali e con le stesse regole su licenziamenti e reintegri fino alla loro naturale scadenza.
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Quanto è l'indennizzo in caso di licenziamento?

jobs act: reintegri, licenziamenti e indennizzi, cassa integrazione, assegno di maternità mamme lavoratriciIl punto centrale del Jobs Act è proprio questo, visto che modifica il regime dei licenziamenti, dei reintegri e degli indennizzi, cambiando l'impianto dell'Art.18 già toccato dalla Riforma Fornero, solo per le aziende con più di 15 dipendenti ovviamente.
Come detto le tutele crescenti fanno sì che il lavoratore licenziato per cause economiche (giustificato motivo oggettivo come ad esempio riorganizzazione aziendale o crisi) non possa più sperare nel reintegro da parte del Tribunale del Lavoro ma avrà diritto ad un indennizzo da due mensilità per ogni anno di anzianità lavorativa in azienda, minimo 4 e massimo 24 mensilità.

Il datore di lavoro ha però la possibilità della conciliazione veloce standard in caso di licenziamento economico, potendo offrire una mensilità per ogni anno di anzianità, ma minimo due e massimo diciotto.

Il reintegro del lavoratore è previsto solo per i licenziamenti nulli, discriminatori o disciplinari ingiustificati per i quali il reintegro del lavoratore ci potrà essere solo se viene provata l'insussistenza del fatto materiale. In questi casi il giudice può imporre il reintegro sul posto di lavoro (più un'indennità risarcitoria) e l'azienda non potrà usufruire del cosiddetto opting out, cioè non potrà pagare una sorta di indennizzo per non ridare il posto al lavoratore.

Per le piccole aziende con meno di 15 dipendenti, per le quali l'Articolo 18 non si è mai applicato, il Jobs Act ed i suoi decreti attuativi non cambiano niente: continuerà a valere l’indennizzo attuale, variabile tra i 2,5 e i 6 mesi di retribuzione.

I decreti attuativi del Jobs Act non hanno introdotto differenze in questo regime dei risarcimenti per le aziende con più di 200 dipendenti.

Le nuove regole del Jobs Act su licenziamenti, indennizzi e reintegri si applicano per i contratti di lavoro firmati dal 1 gennaio 2015 e valgono anche nei casi di licenziamenti collettivi.

Non si potrà licenziare il lavoratore per scarso rendimento economico.

Procedura online per risoluzione consensuale del contratto di lavoro e dimissioni volontarie

La novità era compresa fin da subito nel Jobs Act ma è divenuta effettiva a partire dal 12 marzo 2016: dunque niente più lettera di dimissioni ma dimissioni telematiche dal sito dell'INPS, lo stesso vale per la risoluzione consensuale del contratto di lavoro. Nella guida Dimissioni Telematiche e Risoluzione Consensuale Online, Come Funziona la Procedura tutte indicazioni in merito, con importantissime specificazioni sulle dimissioni per giusta causa e diritto all'indennità di disoccupazione Naspi.

Confermato il contratto a tempo determinato; le modifiche agli altri contratti di lavoro precari

Il Jobs Act non cambia le norme sul contratto a tempo determinato: durata massima 36 mesi comprese cinque proroghe.
Cancellati i contratti di collaborazione continuativa e a progetto, i famosi i co.co.co e i co.co.pro. (quelli in vigore sono validi fino alla scadenza), mentre rimane il contratto di lavoro chiamata.
Contratto di somministrazione, tipico delle agenzie interinali: prevista l'estensione del campo di applicazione, eliminando le causali, ma al contempo si introduce un limite al suo utilizzo, cioè i dipendenti con questo contratto possono essere al massimo il 10% rispetto al totale dei lavoratori a tempo indeterminato all'interno dell’azienda.
Apprendistato: unificati primo livello (quello per il diploma e la qualifica professionale) e il terzo (alta formazione e ricerca).
Infine, l'unico cambiamento per i voucher INPS - buoni lavoro è l'aumento da 5000 a 7000€ del massimo annuo per singolo lavoratore.

Jobs Act, maternità e ferie solidali: cosa cambia con la nuova legge sul lavoro 

Tutte le categorie di lavoratrici, anche parasubordinate, avranno diritto all'assegno di maternità. Con il Jobs act si estende il diritto all'assistenza anche in caso di mancato versamento dei contributi da parte dell'azienda e si garantisce un ammortizzatore sociale denominato tax credit a tutte le donne lavoratrici con figli minori o disabili non autosufficienti che non raggiungono una determinata soglia di reddito. Per quanto riguarda le ferie solidali, la nuova legge sul lavoro consente ai lavoratori con figli minori malati gravi di ricevere dai colleghi parte loro delle ferie annuali.
Per maggiori dettagli su un aspetto specifico: Congedo Parentale 2017, Novità e Modifiche Jobs Act.

Leggi anche:
Bonus Bebè (Voucher Mamme Lavoratrici): Come Fare Domanda, Chi Ne Ha Diritto Assegno di Maternità 2017 INPS e Comunale: Requisiti, Come fare Domanda
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Mansioni del lavoratore: cosa cambia col Jobs Act

La riforma del lavoro del governo Renzi modifica anche l'art.13 dello Statuto del Lavoratori il quale in origine afferma "il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente acquisito"; se nulla cambierà in seguito, con il Jobs Act di Renzi le mansioni del lavoratore potranno essere cambiate dal datore di lavoro più liberamente in caso di processi di riorganizzazione ma rispettando la professionalità del lavoratore (come, ancora non è detto).
Per tutti i dettagli leggete l'aggiornamento di febbraio Riforma Lavoro, Mansioni dei Lavoratori più Flessibili con il Jobs Act.

Jobs Act, la nuova Agenzia Nazionale per l'Occupazione

Con  la nuova legge sul lavoro nasce l'Agenzia Nazionale per l'Occupazione che sarà gestita da Stato, Regioni e Provincie autonome e controllata dal ministero del Lavoro. La nuova Agenzia si occuperà dei servizi per l'impiego e delle politiche attive, in particolare per i lavoratori disoccupati. Chiunque godrà di ammortizzatori sociali come l'indennità di disoccupazione Naspi e volesse mantenere la sua posizione, dovrà essere disposto a seguire corsi di qualificazione e a svolgere eventuali attività a beneficio delle comunità locali: diversamente dai lavori socialmente utili non verranno alimentate aspettative di reclutamento nel settore pubblico. L'Agenzia coordinerà anche la gestione del nuovo assegno di ricollocamento.
I disoccupati potranno anche rivolgersi alle agenzie interinali, queste riceveranno un incentivo regionale in proporzione alla difficoltà di collocamento del lavoratore e solo a risultato ottenuto.

Jobs Act: cassa integrazione

Da segnalare che in caso di cessazione definitiva di attività aziendale, o anche solo di un ramo dell'azienda, non si potrà più chiedere la cassa integrazione: tale ammortizzatore potrà venire richiesto dalle imprese solo con prospettive di ripresa delle attività.

Aggiornamento 4 settembre 2015 dopo l'approvazione degli ultimi decreti attuativi (riportiamo da Il Sole 24 Ore):
Nel decreto legislativo che riforma gli ammortizzatori sociali si stabilisce che Cig e solidarietà potranno durare complessivamente fino a 36 mesi nel quinquennio mobile. Si possono fare 36 mesi di sola solidarietà, ma il tetto è di 24 mesi se si ricorre alla sola Cig, che si potranno chiedere tutti insieme al contrario di quanto avviene oggi (il limite è 12 mesi) e sono rinnovabili. Confermato il meccanismo di “responsabilizzazione” nell'utilizzo della nuova cassa integrazione che comporterà però un aggravio di costi per le imprese, un contributo d'uso addizionale del 9% della retribuzione persa per i periodi di cassa sino a un anno di utilizzo nel quinquennio mobile che sale al 12% fino a 2 anni e al 15% sino a tre. Per la Cigo ci sarà una riduzione del 10% sul contributo ordinario. Le aliquote vengono così rimodulate: 1,7% per i dipendenti delle imprese oltre 50 dipendenti; 2% per le imprese oltre 50 dipendenti; 4,7% per gli operai dell'industria e dell'artigianato edile; 3,3% per industria e artigianato del settore lapidei; 1,7% per gli impiegati e i quadri dell'industria e artigianato edili e lapidei fino a 50 dipendenti; 2% per impiegati e quadri dell'industria e dell'artigianato edile e lapidei oltre 50 dipendenti.

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